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Accertamento dei
fatti e protezione della vittima (scarica
la versione pdf) La violenza intrafamiliare su minori è un argomento che tocca anche l'attività del Ministero pubblico. Compito del Procuratore Pubblico (PP) è quella di esaminare i casi di violazione delle leggi penali e di far applicare dai Tribunali le sanzioni che il caso comporta. Per raggiungere questo scopo occorre raccogliere le prove, vale a dire accertare nel modo più preciso possibile che cosa è realmente accaduto. Nei casi in cui la vittima è un minore ciò presenta alcune difficoltà e particolarità. Per prima cosa l'interrogatorio dei minori di 18 anni (siano essi testimoni o vittime) è di competenza del Magistrato dei minorenni (MM) e il PP, rispettivamente la polizia giudiziaria, possono procedere direttamente solo in casi urgenti e -altrimenti- solo su delega da parte del MM. Ciò significa che difficilmente il PP e le altre parti coinvolte nell'inchiesta a carico del presunto autore di reato maggiorenne, potranno rendersi conto di persona, oltre che del contenuto delle dichiarazioni delle vittime, anche dell'atteggiamento che queste hanno avuto al momento di esprimersi. Si tratta evidentemente di accorgimenti voluti per evitare che la procedura di applicazione della legislazione penale, che vuole proteggere lo sviluppo e l'integrità fisici e sessuali del minore, si trasformi in trauma ulteriore per la giovane vittima. Il PP è ben conscio di questa situazione dovuta ad interessi apparentemente contrapposti: la necessità di reprimere abusi commessi da adulti da un lato e quella di proteggere lo sviluppo dei minori dall'altro. Il problema è particolarmente evidente quando l'accusato respinge ogni addebito se la versione della vittima non è appoggiata da altre prove, quali testimonianze di terze persone, pareri medici o altro. In queste situazioni ricorre spesso l'argomento che il minore sia stato plagiato da altri adulti per mettere in cattiva luce l'accusato. Classico è purtroppo il caso di coppie in fase di separazione litigiosa, dove i figli vengono strumentalizzati per lanciare reciproche e pesanti accuse. Per il PP chiamato a condurre l'inchiesta per stabilire se ricorrono o meno gli estremi per porre in stato d'accusa la persona denunciata tutto ciò può creare difficoltà, proprio anche perché si tratta di fatti che -se accaduti- danneggiano una parte essenziale della personalità del minore. La legge federale sull'aiuto alle vittime (LAVI) ha però introdotto una serie di accorgimenti che permettono di proteggere le vittime senza per questo limitare l'accertamento dei fatti e i diritti dell'accusato. Ciò facilita il compito degli inquirenti. Inoltre recentemente hanno iniziato la loro attività le unità regionali di intervento (UIR) composte da specialisti dei rami interessati e disponibili in ogni momento. Comunque la problematica della violenza intrafamiliare rimane notoriamente complessa, le sue cause altrettanto, la sua frequenza difficile da valutare a causa dei numerosi e molteplici fattori che ne rendono ardua la rilevazione. Per la magistratura è perciò di primaria importanza disporre di mezzi che permettano un accertamento dei fatti preciso, celere, autentico, nell'ambito dell'audizione delle vittime minori. Le dichiarazioni dei minori devono potere essere presentate all'accusato e qui è molto utile la registrazione del suono e delle immagini, se necessario in contemporanea. È dunque essenziale stabilire chi interroga le vittime e in che modo deve essere condotto l'interrogatorio. Ne è cosciente la conferenza delle autorità inquirenti (CAPP) che raggruppa procuratori e giudici istruttori romandi e ticinesi e che ha creato un gruppo denominato Commissione Magistrati Maltrattamento (COMAMAL), della quale fanno parte due PP ticinesi. È significativo che attualmente la COMAMAL stia approntando una guida per l'interrogatorio dei minori maltrattati e che allo scopo ha recentemente raccolto anche in Ticino l'opinione di tutti coloro che sono confrontati con il problema. Il risultato di tali ricerche sarà un prontuario che la CAPP intende mettere a disposizione (a livello svizzero) dei magistrati interessati entro l'anno. Da quanto ho cercato di esporre si può facilmente dedurre che l'attività proposta da Demetra sia da salutare con grande soddisfazione e vada incoraggiata. Gli operatori che si occuperanno dei minori -ma anche dei loro familiari- potranno a mio parere essere un supporto concreto nel chiarimento dei casi dal punto di vista penale. Utilissimo sarà disporre di ambienti protetti per accogliere - magari con estrema urgenza - minori che, oltre ad essere adeguatamente protetti e seguiti, potranno se necessario essere preparati alle audizioni richieste dalla procedura penale. Concludo queste considerazioni nella certezza che -in un campo tanto delicato quanto a volte controverso ma certamente degno della massima attenzione- la collaborazione di persone, autorità, enti pubblici e privati permetterà di ottenere incoraggianti risultati: in questo senso mi sembra fondamentale tener presente, come postula Demetra, che i genitori devono sapere "educare, accudire e proteggere" i propri figli: si tratta della migliore prevenzione.
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