|
|
|
La violenza sessuale
sui bambini all'interno della famiglia (scarica
la versione pdf) Premessa Riporto qui di seguito due parti, "Analisi delle interviste" e "Conclusioni", tratte dal mio lavoro di diploma, per il conseguimento dell'attestato di educatore specializzato, presentato alla Scuola Cantonale per Operatori Sociali di Mendriso nel 1997. Ritengo possano rappresentare un valido contributo per chi volesse comprendere meglio quale sia la situazione ticinese in ordine alla problematica dell'infanzia maltrattata e quanto si sta facendo per porvi rimedio. Presenterò al riguardo una serie d'interviste che ho effettuato a diversi professionisti che operano a vario titolo in Canton Ticino e le conclusioni cui sono arrivato nel mio lavoro di diploma. Le persone intervistate sono
Durante l'analisi di quanto dettomi dagli intervistati, ho potuto cogliere delle suggestioni alquanto interessanti e ho potuto constatare che le problematiche legate al fenomeno dell'abuso sessuale sui minori sono varie e molto complesse. Nell'analisi delle interviste ho proceduto con la seguente modalità: gli aspetti che ho ritenuto più significativi li ho suddivisi in tre categorie, aspetti positivi, cioè quegli aspetti istituzionali legati al problema che funzionano in modo ottimale; aspetti negativi, identificati nelle lacune o nel mal funzionamento; da ultimo gli aspetti propositivi, cioè tutti quei suggerimenti espressi dagli intervistati e che andrebbero messi in atto. Due le costanti emerse in tutte le interviste: la consapevolezza della gravità del fenomeno e la presa di coscienza che si è agli inizi per quanto riguarda l'applicazione di una strategia per una efficace presa a carico delle vittime e delle loro famiglie. Analizzando il problema dal lato della procedura penale si può costatare che, se da un lato il procuratore pubblico Antonio Perugini ammette che oggi, con l'introduzione del Nuovo Codice di procedura penale Cantonale, gli strumenti legislativi per affrontare il problema dell'abuso ci sono, dall'altro non ha assolutamente "nessuna remora" a dire che c'è ancora molto lavoro da fare e degli specialisti da formare. Il pp lamenta inoltre le poche segnalazioni che vengono da parte da specialisti e ritiene che questo sia imputabile non solo alla poca sensibilizzazione ma anche alla poca formazione e preparazione ad affrontare situazioni di questo tipo. È stata evidenziata la carenza di specialisti capaci di fare delle perizie probatorie dell'abuso avvenuto. Troppo spesso si sono dovute abbandonare delle procedure penali per non essere stati in grado di supportare a livello di perizie gli indizi che hanno fatto partire l'intervento. Le conseguenze per la vittima possono essere devastanti, potrà sentirsi tradita dalle istituzioni, non creduta e dunque ulteriormente vittimizzata e questo potrà portare a due ulteriori gravissime conseguenze: la possibilità che l'abusante continui indisturbato ad abusare della sua vittima lasciata alla sua mercede e la chiusura dalla vittima in sé stessa ormai priva della forza di ribellarsi. Queste situazioni sono purtroppo tutt'altro che rare, la storia di Alba, riportata più avanti lo conferma. Il pp Antonio Perugini ritiene fondamentale e prioritario la formazione di questi specialisti. Un altro aspetto importante evidenziato dal procuratore riguarda il periodo di prescrizione dei reati di violenza sessuale contro i minori, stabilito oggi in cinque anni, e addirittura di due anni per l'incesto, un periodo molto breve, si auspica che questo periodo venga riportato a dieci anni come era prima della riforma e come proposto dal Procuratore Generale di Neuchâtel e Consigliere agli Stati Tierry Beguin. La procuratrice pubblica Maria Galliani, intervistata in veste di avvocato di parte civile in processi di abusi su minori, ritiene indispensabile per l'avvocato di parte civile, oltre alla preparazione giuridica, una "predisposizione" a lavorare con le vittime, che richiede una buona dose di sensibilità, di comprensione e di umanità. L'approfondita conoscenza della tematica relativa ai traumi che subiscono le vittime di abusi sessuali, è fondamentale, anche perché, afferma la procuratrice, il legale che assume il ruolo di rappresentante degli interessi civili della vittima, non deve limitarsi unicamente a rappresentare questi interessi, ma anche costituire un tangibile sostegno personale della stessa. Dichiara la procuratrice: "L'avvocato di parte civile deve guadagnarsi la fiducia incondizionata da parte del proprio cliente, che deve poter contare su un sostegno non solo legale ma anche personale. Unicamente l'instaurarsi di un rapporto personale molto profondo con il proprio avvocato, permetterà alla vittima di superare i momenti oggettivamente difficili della procedura". La pp Galliani qualifica l'attività di avvocato di parte civile come un fungere da cuscinetto fra la macchina della giustizia e la vittima cercando di alleviare il più possibile il peso della procedura che grava sulle spalle della parte lesa e sempre garantendole la giusta protezione dei diritti civili e penali. La procuratrice conclude la sua intervista ponendo l'accento sull'aggiornamento nella formazione, questa la sua dichiarazione: "Personalmente vedrei di buon occhio l'organizzazione di giornate di studio, seminari, conferenze sull'argomento in genere degli abusi su minori ed in particolare sulle novità nel campo specifico (metodi di interrogatorio, allestimento di perizie, psico-diagnosi, ecc.) applicate già in altre nazioni". Riguardo alla prevenzione c'è da segnalare, in positivo, il corso di sensibilizzazione sulla problematica del maltrattamento infantile con particolare riferimento agli abusi sessuali, tenuto nelle scuole elementari del Cantone. Gli specialisti che hanno animato il corso provengono di vari ambiti (giuridico, medico, psicopedagogico, istituzionale) miranti a informare i docenti su questo delicato problema. Dal lato dell'intervento medico, gli specialisti (pediatra e ginecologa) hanno posto l'accento sull'importanza della formazione, indispensabile per poter cogliere gli indicatori fisici e comportamentali della vittima che possono portare alla formulazione di una diagnosi chiara. Significative sono state le dichiarazioni del pediatra dr. Vincenzo D'Apuzzo, impegnato anche come formatore nel corso di sensibilizzazione per i docenti di scuole elementari. Ai diversi aspetti positivi come ad esempio il lavoro eseguito dai diversi Can-Team, punto di partenza per la creazione delle attuali Unità d'Intervento Regionale (UIR), o al maggior interesse, da parte dagli operatori del settore, a questa casistica, si contrappongono aspetti meno positivi quali: una grande insicurezza nell'affrontare la problematica dell'abuso sessuale sul minore, un'insufficiente conoscenza della procedura da seguire, inoltre gli strumenti tecnici usati sono generalmente inadeguati e manca una specializzazione. Le problematiche legate alle Delegazioni Tutorie sono state ampiamente illustrate dal Capo dell'Ufficio di Vigilanza sulle Tutele e Curatele. Secondo l'avvocato Mario Branda prioritaria si rivela essere l'istituzione di Delegazione Tutorie a livello regionale. Questo impedirebbe che le situazioni vengano lasciate nel dimenticatoio o addirittura che vengano insabbiate, in particolare nei piccoli comuni dove tutti si conoscono e spesso esistono legami di amicizia o di conoscenza fra i membri della Delegazione Tutoria Comunale e la persona da denunciare. Per ciò che riguarda l'aiuto alle vittime, una spinta in positivo è venuta dall'introduzione della Legge di Aiuto alle Vittime di reati (LAV). La vittima viene infatti maggiormente tutelata e protetta durante la procedura penale, ma anche a livello di risarcimento finanziario e riparazione del torto morale. Si rende però necessario investire maggiormente nella prevenzione e sensibilizzazione affinché si possa diminuire il numero delle vittime di questa terribile violenza (vedi art. 3, paragrafo 3/d del Regolamento di esecuzione della Legge di applicazione e complemento della Legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati). La nascita delle UIR è senz'altro un notevole passo avanti, anche se, come detto dal Delegato, molto resta ancora da fare, in particolare bisogna investire maggiormente nel coordinamento e nell'efficacia dell'intervento. A questo proposito risulta lacunosa la valutazione sull'idoneità della famiglia del minore abusato. Lo psicologo Pierre Kahn ritiene prioritario, in un intervento di presa a carico di un minore abusato, la protezione di quest'ultimo da ogni sorta di abuso o pressione psicologica, di seguito la valutazione del contesto familiare, per poter stabilire se almeno uno dei genitori è protettivo, nel caso la diagnosi sia positiva si può procedere all'allontanamento dell'abusante, ma se la diagnosi risultasse negativa, bisognerebbe assolutamente allontanare il minore e collocarlo in un ambiente protetto, dichiara il signor Kahn: "(...) penso che l'allontanamento del minore sarebbe la cosa migliore, poiché dobbiamo tener conto anche della possibilità "dell'inquinamento delle prove", se il minore rimane all'interno del contesto familiare e se non c'è questo aspetto protettivo nei suoi confronti, potrà subire "un nuovo abuso" attraverso delle pressioni perché, l'abuso sessuale, l'arresto di un adulto, ecc., comporta una serie di avvenimenti scatenanti tutta una crisi familiare. A quel punto è chiaro che ci può essere, come è stato documentato spesso anche nella letteratura a disposizione, il minore subisce forti pressioni per costringerlo a dire "non è successo niente." Il signor Kahn ritiene molto importante la valutazione sulla recuperabilità della famiglia: "(...) uno degli aspetti molto importanti al di là della presa a carico immediata del minore è la valutazione della ricuperabilità delle figure genitoriali e questo sicuramente deve essere fatto, perché se è vero che dobbiamo assicurare in un primo tempo la protezione del minore, non dobbiamo dimenticarci del tipo di relazione che questo minore aveva con i suoi genitori, quindi "questa relazione può essere ricuperabile oppure no?" Una carenza evidenziata dal signor Pierre Kahn è la scarsità di terapeuti preparati a lavorare con minori abusati, questa la sua dichiarazione a riguardo: "(...) Le altre cose che secondo me mancano in modo ancora più marcato, sono le persone preparate, questo è il grosso problema cioè reperire terapeuti preparati a lavorare in queste situazioni, perché credo che fino adesso e non bisogna nasconderlo, è un problema che tutti allontanano, perché tutto sommato "poca gloria e tante beghe". È vero che a livello formativo è solo negli ultimi anni che ci si muove, però secondo me è anche una tematica estremamente difficile che i professionisti tengono un po' alla larga e quindi penso che è anche per questo che mancano persone preparate. Non sarà comunque sufficiente preparare alcuni terapeuti perché queste persone oltre ai casi di abuso sessuale hanno tutte le altre situazioni da seguire è quindi importante avere sufficienti operatori preparati. Accanto ad una struttura come Demetra ci vogliono operatori preparati ad assumere la presa a carico a lungo termine quindi tutti gli operatori degli SMP e SPS ticinesi devono essere formati e oggi non è così e questo, secondo me è una grossa lacuna." Facendo un confronto con la procedura di presa a carico attuata nella vicina Italia, concretamente al CBM di Milano, andrebbe seguito il modello d'intervento da loro utilizzato e collaudato sull'arco ormai di tredici anni. Caratteristiche positive del loro modello d'intervento sono il lavoro interdisciplinare, l'attivazione di una "rete" d'intervento fin dal primo istante della presa a carico, il lavoro d'indagine sulle dinamiche familiari, lo stretto collegamento fra i servizi territoriali e il CBM tramite l'assistente sociale. Concludendo si può affermare che il leit motiv è quello della specializzazione, cioè della necessità di un'ulteriore formazione, mirante ad acquisire degli strumenti valutativi necessari per poter affrontare in modo efficace la problematica dell'abuso.
Molto è stato fatto in Ticino nell'ambito della problematica degli abusi sui minori, ad esempio articoli sui giornali, serate televisive, corsi di sensibilizzazione e prevenzione tenuti dal DOS e dal DIC in collaborazione con un gruppo di formatori provenienti da differenti ambiti disciplinari. Anche associazioni private come Demetra, SOS infanzia e ASPI, e singoli professionisti, hanno tenuto delle serate informative riguardo la problematica degli abusi. Questi incontri erano rivolti all'opinione pubblica in genere, alle associazioni dei genitori, ai docenti, ad associazioni private, dunque nel campo della prevenzione l'impegno è stato ed è notevole. Tuttavia è nel campo della presa a carico del minore abusato dove a tutt'oggi si verificano le maggiori lacune, in particolare nella presa a carico educativa e terapeutica, la quale ancora oggi non è ottimale, non essendo sempre costante e regolare. Altra lacuna importante da colmare, la si trova nella valutazione sull'idoneità della famiglia abusante, diagnosi e prognosi, chi è preparato per fare questo importantissimo intervento? Altra valutazione non meno importante, ed evidenziatasi carente, e quella delle perizie provatorie a livello di procedimento penale, mancano gli specialisti capaci di fare questo tipo di perizie, ritenute peraltro, fondamentali nell'ambito di questi procedimenti. Solo se le Autorità federali e cantonali, riconosciute le dimensioni del fenomeno e le sue conseguenze sul benessere della popolazione, decideranno di affrontare il problema in modo coordinato, si potrà fornire alle famiglie un intervento efficace e migliorare la presa a carico terapeutica e sociale delle vittime. Tutte le categorie professionali che si occupano di bambini, adolescenti e famiglie devono poter seguire corsi di formazione permanente, basati su conoscenze aggiornate; ciò vale anche per i giudici, i medici, gli insegnanti e la polizia. In Ticino questo si sta già in parte facendo. Dove collocare un bambino vittima d'incesto, nel caso dell'allontanamento dalla famiglia, quando entrambi i genitori sono abusanti o la madre si schiera con l'abusante? A seguito di una crisi familiare innescata dallo svelamento di una situazione d'incesto può imporsi la scelta dell'allontanamento temporaneo del minore dal nucleo familiare, i percorsi attualmente seguiti sono tre:
La prima soluzione non sempre è risolutiva, prima o poi l'abusante torna in famiglia, perché non si è riusciti a produrre le prove attestanti l'abuso avvenuto o perché la denuncia viene ritirata o ancora perché viene assolto al processo. Con il rientro dell'abusante in famiglia, se la madre non riesce o non può o non vuole mettere in atto una condotta protettiva nei confronti del minore ad esempio intraprendendo una procedura di separazione, il minore rischia di essere nuovamente esposto ad ulteriori violenze e questa volta non avrà più la forza di denunciare. La soluzione famiglia affidataria non sempre funziona, almeno non come primo intervento. Il bambino vittima di abuso sessuale porta con sé un pesante fardello, ed è illusorio pensare che con l'inserimento in una nuova famiglia il problema si risolverebbe, si caricherebbe eccessivamente dal punto di vista psicologico sia il minore che la famiglia rischiando di far saltare la sua armonia, sarebbe un peccato "bruciare" queste preziose risorse a causa di un collocamento errato. Ritengo che prima di fare questo passo ci voglia una adeguata pianificazione con un periodo di transizione in un ambiente protetto che prepari il minore all'eventuale inserimento in una famiglia affidataria. Penso ad una struttura di piccole dimensioni, con persone in grado di recepire i bisogni del bambino, di raccogliere le sue ansie ed angosce, d'interpretare reazioni aggressive come un modo per chiedere aiuto all'adulto. Durante il periodo di collocamento in un ambiente neutrale, si ha infatti sufficiente tempo per trovare, se è il caso la famiglia affidataria adatta e organizzare un inserimento graduale del minore nella famiglia. Le esperienze fatte ci insegnano che il collocamento del minore in istituto non è sempre la soluzione ottimale, poiché il minore, soprattutto se collocato per un lungo periodo, può andare incontro ad una regressione che si può definire come "sindrome di regressione istituzionale". A volte il minore viene "dimenticato" in queste strutture e su di lui non viene operato alcun lavoro terapeutico o viene fatto in modo lacunoso e insufficiente. Situazioni di questo tipo le ho potuto costatare di persona nel corso di due stages svolti il primo presso un grande istituto che accoglie minori di una fascia di età compresa tra i 6 e i 18 anni e il secondo presso un piccolo foyer per adolescenti. Sia nella prima che nella seconda struttura vi erano dei minori vittime di abusi sessuali. Il lavoro terapeutico volto ad elaborare il vissuto, permettendo al minore di rimarginare le profonde ferite, e come ultimo obiettivo la ricostruzione della sua personalità, è di importanza fondamentale. Solo attraverso un serio lavoro terapeutico ed educativo viene data al minore la possibilità di elaborare il vissuto traumatico e di rimarginare le profonde ferite interiori. A seguito di quanto dichiarato dagli specialisti intervistati, ritengo necessaria l'introduzione in Ticino di un modello di presa a carico del minore abusato che copra le lacune attualmente esistenti, in particolare quelle di tipo terapeutico. Ritengo che il modello seguito dal CBM abbia queste caratteristiche, ma anche quello proposto dall'Associazione Demetra. È auspicabile la creazione di un Centro per il recupero del bambino attraverso un lavoro terapeutico, questa necessità è stata rilevata da diversi degli intervistati. Questo Centro dovrebbe anche poter effettuare le valutazioni sull'idoneità della famiglia del minore abusato, e qualora questa risultasse positiva, fare un lavoro di risanamento del nucleo familiare. Ciò permetterebbe un maggior coordinamento tra l'équipe educativa e i terapeuti incaricati di valutare la famiglia e di conseguenza un miglioramento nella gestione dell'intervento a più livelli. Con la creazione del Centro si eviterebbe inoltre la rotazione di troppe figure educative, dei molteplici servizi che oggi si occupano della vittima e si eviterebbe, in caso di allontanamento, il pellegrinaggio della vittima da un'istituzione all'altra nell'arco degli anni. Il Centro Demetra vuole essere una concreta risorsa per il minore vittima di maltrattamento e/o abuso sessuale e per la sua famiglia.
|
|