Tamara Magrini-Nai

 

Maltrattamento e abuso, non sono "questioni private" (scarica la versione pdf)
docente

La scuola, come ogni altra struttura sociale, è uno spaccato della società e di conseguenza riflette, anche se il più delle volte in forma celata e con segnali non sempre percettibili o facilmente decifrabili, la realtà circostante, che manifesta oggi più disagio che benessere. La scuola, considerata luogo di apprendimento, è pure lo spazio di nuove relazioni importanti per la vita di ognuno, relazioni complementari rispetto a quelle ben più pregnanti dell'ambito familiare, che plasmano dalla nascita alla morte la vita di un individuo. Con l'entrata nel mondo della scuola il bambino si confronta dunque con altre figure di riferimento, i compagni e i docenti, che possono assumere per lui il valore di un modello particolare, un punto fermo al quale guardare e con il quale potersi confrontare; si tratta di un relazionare diverso rispetto a quello vissuto nell'ambito familiare.

Ogni ragazzo in un modo o nell'altro comunica all'interno della scuola, lanciando molti segnali, parte dei quali, per una serie di circostanze, rimangono inascoltati. Il ragazzo comunica in mille modi anche quando non parla: lo fa quando non svolge i suoi lavori, con il suo abbigliamento, con il suo bisogno di contatto, con il suo silenzio, con la sua stanchezza o con la sua irrequietezza...

Per il docente non è certo facile captare tutti i messaggi, e nemmeno questo è opportuno, anzi a volte è controproducente o indelicato, ma sarebbe importante se ogni insegnante prendesse almeno coscienza che il tempo prestato a piccole attenzioni che riguardano il vissuto più personale dell'allievo, può sovente anche rivelarsi speso bene nell'interesse di una crescita armoniosa del ragazzo. Disponibilità non significa intrusione nella sfera privata, bisogno di saper tutto di ognuno, curiosità che può anche rasentare la morbosità che certo non giova a nessuno, ma significa attenzione a tutti quei segnali che possono essere sintomo di disagio per il ragazzo.

Il maltrattamento sul minore, non solo quello fisico ma anche quello psichico, non è mai una questione privata. Il fatto che si realizzi in un ambiente privato quale la famiglia, non è una ragione per chiudere gli occhi. È vero che spesso i docenti non dispongono degli strumenti necessari per capire i segnali, ma è anche vero che sovente si considera la famiglia un luogo in cui non mettere il naso. Occorre in fondo capire qual è l'effettivo scarto fra i diritti legittimi del bambino o del giovane, e la sua reale condizione di vita, perché sta proprio nell'ampiezza di questo scarto il grado di maltrattamento che il ragazzo subisce.

I mass media hanno sottolineato, soprattutto in questi ultimi tempi, anche sull'onda di gravissimi fatti avvenuti, il problema della violenza sui minori fra cui anche quella in famiglia, ma purtroppo sappiamo che non sempre le campagne di informazione diventano effettivamente sensibilizzazione, per cui in termini concreti non lasciano un gran che. Stavolta, e spero di non illudermi, per quanto concerne il maltrattamento sui minori, qualcosa si sta realmente muovendo nel nostro cantone e a diversi livelli; in questo senso ben si inserisce anche la creazione del Centro di accoglienza voluto fra le altre sue attività, da Demetra, così come una serie di iniziative che lo Stato sostiene ristrutturando e coordinando quei servizi che si occupano degli abusi e maltrattamenti sui minori.

Anche la scuola non è rimasta indifferente. In vari ordini e gradi si sono organizzati incontri con operatori che lavorano nell'ambito del maltrattamento sui minori, incontri voluti soprattutto dai servizi di sostegno pedagogico che, per loro natura, sono particolarmente sensibili e attenti a tutti quegli aspetti che riguardano lo sviluppo psicofisico del ragazzo. Infatti, e ritorno a quanto espresso all'inizio del mio contributo, la scuola non è solo luogo di trasmissione del sapere, ma deve essere altresì luogo in cui si considera il ragazzo nella sua globalità, riconoscendogli il diritto a una crescita sana sul piano psichico e fisico.

Occorre dunque trovare le modalità appropriate per avviare anche nell'ambito del maltrattamento sui minori un percorso formativo per i docenti, proprio perché la scuola può e deve svolgere un lavoro di prevenzione primaria anche a questo riguardo. Oltre alla prevenzione, e non dimentichiamo neppure che i nostri ragazzi saranno i genitori di domani, la scuola deve anche essere il luogo in cui sia possibile contribuire alla rilevazione delle situazioni di disagio dei ragazzi per poter coinvolgere poi, con le dovute segnalazioni, gli operatori e i servizi competenti. Per questo è necessario fornire ai docenti di ogni ordine e grado quelle conoscenze indispensabili che permettono di addentrarsi in modo adeguato in un ambito tanto delicato, contando pure sulla loro sensibilità personale e professionale, senza la quale le informazioni date lascerebbero ben poco segno. Si tratta di una presa di coscienza che la scuola intera deve operare per non diventare in un certo senso complice del silenzio che ancor troppo sovente regna, a causa dell'indifferenza, dell'incapacità di assumere un ruolo attivo, per paura, per un'eccessiva relativizzazione o perché ancora si ritiene che quanto avviene fuori dallo spazio scolastico sia sempre una faccenda privata.

Quale docente di sostegno pedagogico ho partecipato con i miei colleghi a diversi incontri con gli operatori di servizi specifici e in seguito con le direzioni di scuola media del Locarnese, per una presa a carico in comune del lavoro di informazione e di sensibilizzazione nell'ambito scolastico, ai fini di una prevenzione primaria; auspico che l'esperienza possa essere ripresa in altri ambiti scolastici, coinvolgendo l'intero corpo docenti, oltre gli allievi e le famiglie stesse, tutte e tre componenti scolastiche.

Il lavoro di prevenzione e di rilevazione delle situazioni di disagio competono ad associazioni come Demetra, alla scuola, allo Stato e alla società intera, perché chi non vede o non vuol vedere è complice di quanto avviene.