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Valutare il disadattamento
scolastico nell'interesse superiore del bambino! (scarica
la versione pdf) Non sempre il disadattamento scolastico è causato da disturbi connessi all'apprendimento o da difficoltà cognitive del bambino. Il disadattamento scolastico può essere talvolta un segnale di tensioni legate alla sfera famigliare.
Magalì ha otto anni, esile, pallida, un viso con due grandi occhi a volte spenti a volte curiosi. Una bimba che si presume abbia buone risorse cognitive come pure si presume per Jonas, un piccolo "scavezzacollo", apparentemente iperattivo ed estremamente impulsivo. Entrambi questi bambini sono scolasticamente in grave difficoltà. Poco attenti, non riescono a portare a termine le attività quotidiane (...). La docente si impegna a fondo con loro. Le tenta tutte per aiutarli, coinvolge pure la docente di sostegno per trovare altre piste, altre strategie per aiutare questi bambini. Presi individualmente questi bambini sembrano capire le consegne e svolgono i loro compiti. Sono presenti molte lacune, ma vi è comunque una buona predisposizione al ragionamento. Grande è il dilemma in queste situazioni, molti sospetti si sovrappongono ma è difficile formulare delle chiare ipotesi. Tra i sospetti affiorano la trascuratezza, il maltrattamento psichico e fisico, gli abusi sessuali. Intanto la scuola sempre più sovente è confrontata con delle storie familiari sempre più complesse e paradossali. Per meglio capirle essa deve tenere in considerazione globalmente il bambino e prima di prendere qualsiasi decisione scolastica, deve osservarlo nella sua globalità, in quanto persona. Tutto questo non è talvolta sufficiente e bisogna considerare il bambino come soggetto inserito in un contesto socio famigliare che come detto può essere estremamente complesso ma non necessariamente deviante o patologico. In queste situazioni il compito della scuola appare difficile, da un lato ci si deve preoccupare dell'apprendimento senza varcare la soglia della sfera privata della famiglia, d'altro canto si ipotizza la presenza di blocchi d'apprendimento dovuti a fattori esterni che vanno analizzati solo con il coinvolgimento della famiglia stessa. Le esperienze sin qui effettuate in un decennio mi hanno condotto a credere fermamente nell'importanza del dialogo con la famiglia. Questa convinzione è dovuta alla necessità di agire nell'interesse superiore del bambino al di là di qualsiasi limitazione istituzionale o affermazione di comodo del tipo "questo non è mio compito" o "il mio ruolo termina qui"... In sintonia con questo pensiero di attenzione verso il contesto famigliare del bambino, si situa la formazione messa in atto per gli istituti scolastici Comunali di tutto il Cantone Ticino, iniziata nel 1995 e che terminerà quest'anno. Questa formazione sta contribuendo nella creazione di una consapevolezza negli operatori scolastici sul tema e nell'efficacia dei primi passi della segnalazione che loro possono svolgere, evitando passi falsi che possono compromettere l'aiuto alle vittime del maltrattamento. Resta il fatto che molte volte il riconoscimento di situazioni di maltrattamento è delicato e lungo prima che si giunga alla formulazione di ipotesi verosimili. Sovente il percorso passa attraverso una richiesta di collaborazione al Servizio di Sostegno Pedagogico, effettuata da parte del docente titolare per un disadattamento scolastico diffuso come quello di Magalì e Jonas, senza che vi siano chiari segnali che possano far sospettare ad un maltrattamento. Con una collaboratrice o un collaboratore del nostro Servizio, il docente titolare affronta il tema della riuscita scolastica, dello sviluppo psicomotorio o del linguaggio del bambino. La famiglia viene coinvolta e chiamata a collaborare. Dopo i primi bilanci e gli interventi finalizzati al disadattamento scolastico che risultano infruttuosi è possibile che prendano maggior consistenza delle ipotesi di maltrattamento o abuso . Il docente titolare non è più solo di fronte ai sospetti, ma può confrontarsi con un collega che contemporaneamente si sta occupando del bambino. È in questo momento che sovente emergono i dubbi e i primi chiari sospetti, così che i docenti riescono a fare la quadratura del cerchio per un coinvolgimento dell'UIR che li potrà sostenere ed accompagnare in una segnalazione della situazione alle istanze preposte. Dopo alcune settimane di attenta osservazione dei comportamenti di Magalì, di colloqui con i genitori e di lavoro diretto con la bambina, emerge un grave sospetto di abuso sessuale da parte dello zio che dalla scorsa estate vive con la sorella, madre di Magalì, occupandosi spesso per qualche ora della bambina mentre la madre lavora come supplente cameriera. Per Jonas ci sono voluti oltre sei mesi per focalizzare il problema e capire che il bambino è vittima di maltrattamenti psicologici e che sua madre subisce maltrattamenti fisici sotto gli occhi del bambino. Queste esperienze conducono il bambino a riprodurre strategie simili nel contesto scolastico nei confronti dei compagni ed a rifiutare la maggior parte delle opportunità di apprendimento offerte dalle docenti.
Le due simulazioni appena illustrate sono rappresentative di situazioni realmente vissute e vogliono sottolineare quanto sia importante la lettura e l'analisi del disadattamento, o meglio del disinvestimento scolastico che molti bambini presentano. Con queste osservazioni non voglio però dire che ogni volta che un bambino non riesce a scuola bisogna sospettare di maltrattamenti o abusi. Palesemente no! Dobbiamo comunque analizzare attentamente la situazione globale del bambino e il suo contesto socio famigliare per evitare di aggiungere a sofferenza ulteriore sofferenza con una ripetizione di classe o altro. Una opportuna analisi della situazione ci permette di meglio operare nell'interesse superiore del bambino rispettando tutti i suoi diritti. |
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