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Quali fenomeni
al fenomeno degli abusi su minori? (scarica
la versione pdf) Scrivo la presente nota, tentando di sintetizzare alcune considerazioni di carattere generale, quando la chiusura del centro Demetra entro la fine dell'anno è cosa ormai certa. Pur essendo gli eventi che hanno condotto il centro Demetra a tale esito estranei all'oggetto della nota, e non volendo in nessun caso entrare nel merito degli stessi, non si può fare totale astrazione dalle problematiche di carattere generale che possono essersi poste nel corso di tale esperienza. Vorrei anche sottolineare preliminarmente che non intendo in questa sede affrontare prioritariamente aspetti di carattere giuridico. Ritengo infatti che l'armamentario legale in materia di abusi sessuali e maltrattamenti (a partire dalla Legge federale sull'aiuto alle vittime di reati) sia di per sé valido e potenzialmente efficace, e che gli eventuali problemi sul piano giudiziario sorgano principalmente per effetto di altri ambiti normativi, in particolare riguardo alle prove in campo penale, di indirizzi giurisprudenziali a volte eccessivamente cauti o garantisti, e, probabilmente, del permanere negli operatori della giustizia (e perché essi in particolare dovrebbero esserne esenti?) di atteggiamenti mentali diffusi riguardo al fenomeno in questione. In altri termini, se c'è un margine di miglioramento nella protezione giuridica delle vittime e nel perseguimento giudiziario di abusanti e maltrattanti, esso si situa essenzialmente nel cambiamento di certi atteggiamenti mentali da parte degli operatori giudiziari, e in generale da parte di tutti gli operatori chiamati ad intervenire nel settore. Infine, mi sembra particolarmente importante introdurre una distinzione tra gli abusi in danno di minori messi in atto da adulti estranei al nucleo familiare specifico, cioè da persone diverse dai genitori, dagli abusi (e maltrattamenti) perpetrati dai genitori. Non che gli abusi di persone del tutto estranee, o di maestri, educatori, parenti, ecc., siano di per sé meno gravi, ma vi sono alcune differenze determinanti rispetto agli abusi dei genitori: alla vittima è per lo meno risparmiata (e non è poco) l'esperienza sconvolgente di essere abusata dalle persone dalle quali dipende materialmente ed affettivamente in modo assoluto e verso le quali nutre incondizionatamente fiducia ed amore; per denunciare ciò che ha subìto, la vittima non deve "tradire" quei sentimenti, ciò che rende oltre tutto molto più agevole la raccolta delle sue dichiarazioni; per quanto traumatizzata, la vittima sa di poter contare sull'amore e la protezione di entrambi i genitori, mentre, quando l'abusante è uno di essi, spesso e volentieri l'altro assume una posizione ambigua (sudditanza dal coniuge abusante, negazione dell'abuso, colpevolizzazione dell'abusato) che richiede un delicato lavoro di recupero e che a volte lo rende irrecuperabile; infine, quando si esce dall'ambito familiare, non vi sono esitazioni o resistenze ad intervenire in maniera decisa. Va anche notato che i maltrattamenti da parte di estranei sono inesistenti o rari, mentre trovano la loro sede esclusiva o privilegiata nell'ambito familiare; e non di rado un clima di violenza da parte dell'abusante, sulle vittime e sull'altro genitore, si affianca all'abuso sessuale, allo scopo di garantirne la perpetuazione e la "discrezione". Riassumendo, a parte il grave fenomeno della pedofilia organizzata, se ci si limita agli abusi "individuali" nel "territorio", il vero problema è costituito dagli abusi e dai maltrattamenti perpetrati nell'ambito familiare stretto: a questo genere di abusi e maltrattamenti (qualificabili come "intra-familiari") faccio essenzialmente riferimento nella presente nota. Fatte queste premesse, cercherò di mettere in rilievo alcuni punti che mi sembrano qualificanti.
Appare facilmente comprensibile e difficilmente contestabile che è molto pesante ammettere che nel sacrario degli affetti più cari, tra genitori e figli, si insinui l'abominio dell'abuso sessuale e del maltrattamento inteso come manifestazione gratuita di odio. Sono fatti talmente sconvolgenti che può sembrare meglio ignorarli per tutti: per il genitore che li compie (ciò che è ovvio); ma anche per il figlio che li subisce e, dichiarando di averli subiti, riconoscerebbe di essersi visto negare l'amore cui aveva diritto; per l'altro genitore, posto davanti all'alternativa tra rottura del rapporto o complicità con il coniuge; in generale per la società, che parte dal presupposto che la famiglia sia un luogo sicuro e riservato, all'interno della quale si debba intervenire il meno possibile. Le reazioni difensive si manifestano prevalentemente attraverso due modalità, apparentemente opposte: la negazione e la demonizzazione. Sono in fondo le due facce della stessa medaglia, poiché "demonizzare" equivale a escludere dal genere umano. Il genitore "snaturato", in quanto contro natura, turba le coscienze meno della persona che potrebbe essere ognuno di noi. Nella modalità negatoria l'abuso è un'invenzione della vittima o dei terzi che lo hanno denunciato, o comunque non vi sono prove certe che sia stato commesso. Nella modalità demonizzante si vedono in ogni angolo mostri da distruggere, come ai tempi delle streghe, fino a rischiare di cadere, a volte, attraverso processi di suggestione collettiva, nella persecuzione di innocenti. Quest'ultimo rischio esiste in pratica soprattutto in contesti ambientali diversi dal nostro, per esempio negli Stati Uniti, dove la tutela delle vittime (reali o presunte) è portata all'eccesso. Anche da noi aleggiano a volte missionarismi che sarebbero disposti a prendere qualsiasi indizio per prova certa e partire lancia in resta nella caccia al mostro. Anche se se ne parla raramente, sembra che lo stesso Freud seguisse inizialmente la cosiddetta "teoria della seduzione" ("Etiologia dell'isteria", 1896), secondo la quale le nevrosi sarebbero state originate dai traumi conseguenti ad abusi sessuali subiti nel corso della prima infanzia: teoria che suscitò sospetto e ostilità negli ambienti medici viennesi, e che venne ripudiata dallo stesso Freud pochi anni dopo, qualificando come fantasie i racconti dei pazienti sui presunti abusi infantili. Da un estremo all'altro? Diversi anni fa un certo Jeffrey Masson riesumò l'argomento nel libro "Assalto alla verità", caduto sostanzialmente nel silenzio. Si ha comunque l'impressione che, di fronte al racconto di bambini di abusi subiti, la prima chiave interpretativa sia quella della fantasia edipica. In generale, a parte la psicoanalisi, una tendenza ad opposte estremizzazioni si riscontra nel modo di valutare i racconti dei bambini: a volte non vengono ritenute credibili affermazioni chiare pur se concise; altre volte si cerca di sostanziare frasi e gesti difficilmente definibili attraverso certificazioni di credibilità da parte di esperti del ramo.
In generale l'allontanamento è necessario, a meno che l'altro genitore, il cosiddetto "genitore protettivo", abbia già voluto e potuto schierarsi in maniera inequivoca dalla parte del figlio e prendere le iniziative necessarie per separarsi dal coniuge sospetto abusante, portando con sé il figlio. In questo caso un sostegno esterno potrebbe essere sufficiente. D'altra parte anche in questo caso la possibilità di accoglimento della vittima ed eventualmente del genitore protettivo può rivelarsi determinante affinché le intenzioni di quest'ultimo possano trovare attuazione.
Altre soluzioni sono almeno teoricamente praticabili. Ad esempio si potrebbe ricorrere a famiglie affidatarie adeguatamente preparate, sostenute, e se necessario protette nei confronti dell'abusante. Il problema sarebbe quello di trovarle, queste soluzioni alternative valide.
Su questo punto non dovrebbero sussistere dubbi, anche se in certi momenti possono prevalere opinioni diverse. L'idea di distribuire le vittime di abusi tra le istituzioni per casi sociali, mentre i servizi già esistenti sul territorio forniscono gli interventi socio-terapeutici del caso, può apparire pratica e conveniente sul piano economico, ma non tiene conto delle problematiche particolari che si pongono e del tipo di lavoro che dovrebbe essere messo in atto. Dovrebbero essere disponibili unità comprendenti strutture stazionarie e servizi ambulatoriali, preparati in modo specifico nella materia, che non si limitino ai primi interventi d'urgenza, e che siano in grado di sviluppare in maniera organica, nei suoi vari momenti, il lavoro necessario per l'accertamento dei fatti e il recupero della vittima e del genitore protettivo.
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