Linda Cima-Vairora

 

Casa Armonia, un aiuto alle donne vittime di violenza (scarica la versione pdf)
psicoterapeuta

Il mondo della violenza è molto complesso e dare una svolta a questo fenomeno non è compito semplice. Il problema della violenza nei confronti delle donne, tematica di cui mi occupo da alcuni anni, è stato riconosciuto solo recentemente come crimine e come ostacolo verso il raggiungimento di un'uguaglianza. Pur nella sua attualità, è ancora percepito nelle coscienze di molta gente comune come il permanere di atteggiamenti, credenze e rappresentazioni arcaiche appartenenti a un lontano passato. Fortunatamente, grazie all'impegno e all'influenza dei movimenti femministi e femminili di questa seconda metà del nostro secolo, vi è stata una maggiore presa di coscienza e conoscenza verso questo problema.

Penso che la protezione dell'individuo, della coppia e della famiglia sia prima di tutto compito dello Stato, che dovrebbe promuovere e sostenere quelle strutture adatte ad accogliere tale disagio e quelle manifestazioni ed attività atte a prevenirlo. L'applicazione della recente Legge federale d'aiuto alle vittime di reati dà speranza affinché una volontà politica a questo livello possa affermarsi; poiché intervenire su questo piano significa prevenzione, significa intervenire sulla società del domani. Credo che solo un'evoluzione socioculturale della nostra comunità e portando avanti un discorso di parità, tra donna e uomo, a diversi livelli, dall'educazione familiare (pari trattamento di figlie femmine e figli maschi) a quella scolastica (promuovendo un discorso equilibrato sull'identità e di conseguenza sulla parità), fino alle varie istituzioni (dove la parità sia finalmente acquisita per tutte le donne), si potrà trovare il modo di portare dei cambiamenti qualitativi alla convivenza uomo-donna, alla convivenza nella famiglia e tra gli individui in tutti i contesti sociali.

Dalla mia esperienza, in particolare riguardo al maltrattamento coniugale, ho potuto osservare quanto sia difficile affrontarlo ai fini di una elaborazione e maturazione, e come l'incapacità o la difficoltà di dare una svolta alla propria vita possa portare nella donna principalmente la comparsa di una sindrome depressiva o di patologie di natura psicosomatica; senza trascurare poi l'effetto devastante riflesso sui figli. Infatti, ci sono studi che dimostrano quanto le donne traumatizzate possano trasmettere i loro traumi ai bambini (che porteranno loro non irrilevanti problemi d'ordine sociale e psicologico); e come questi possano in futuro come adulti agire nelle loro relazioni nel modo conosciuto nella propria famiglia di origine, continuando così a tramandare una condizione di imparità tra uomo e donna che, oltre che ad essere distruttiva a livello interiore e psicologico, perpetua anche un comportamento iscritto in una diseguaglianza a livello sociale.

Le diverse "case delle donne" sorte in questi ultimi anni, a mio parere, hanno contribuito notevolmente alla denuncia e accoglienza di questo oscuro e delicato problema. Lo scopo di queste strutture è quello di dare un rifugio, un luogo accogliente caratterizzato da accettazione ed empatia, dove sia possibile riflettere sulla propria situazione di vita e poter elaborare in comune quei vissuti dolorosi rinchiusi per tanto tempo dietro le porte del privato, nella solitudine; offrendo insomma la possibilità di esprimere e capire il disagio caratterizzato principalmente da una incapacità di comunicazione all'interno della coppia e della famiglia. Penso sia importante d'ambo le parti, di fronte a un problema del genere, poterlo riconoscere, ammetterlo e accettare la presenza di una difficoltà che concerne entrambi; come del resto deve avvenire per qualsiasi problema d'ordine psicologico affinché si creino le basi per poterlo poi affrontare. A mio parere in Ticino ci sono diversi Servizi e professionisti che sono in grado di comprendere e di aiutare a elaborare questo tipo di disagio.

Nella Casa dove coordino l'attività (casa Armònia), sul modello di quelle createsi in diverse parti della Svizzera a partire dagli anni settanta, l'intento è di aiutare le donne a riprendere fiducia, di aumentare la loro autostima per poi riaffrontare il partner, indipendentemente da quelle che saranno le loro scelte. Attraverso i colloqui con le operatrici della Casa e i consulenti più adatti, le ospiti possono fare un programma che va dal ritorno a casa, al cambiamento dell'organizzazione della propria vita.

In questi anni di attività, abbiamo avuto delle situazioni che si sono risolte, purtroppo ancora troppo poche secondo noi, in modo positivo, in cui la donna ha potuto uscire dal circolo perverso della violenza e da quello patologico della dipendenza, riiniziando una vita diversa; altre situazioni sono state più difficili, la donna è ritornata alla situazione conflittuale e molto dolorosa che viveva in precedenza; per quel momento, e per diversi motivi, non era in grado di mettere in atto scelte di cambiamento; comunque in alcuni di questi casi, ancora esigui, abbiamo notato un inizio di una comunicazione diversa con il partner, non più improntata soltanto alla violenza. Con la nostra attività intendiamo quindi essere uno stimolo per quelle donne che vivono questo tipo di problematica a non essere più costrette a vivere situazioni caratterizzate da soprusi e paura per mancanza di alternative, e in senso più ampio cerchiamo di contribuire ad una convivenza migliore tra i sessi, cercando di smuovere i miti negativi del passato. Questo anche attraverso le conferenze e i seminari sull'identità e sulle relazioni umane che noi organizziamo.

Un desiderio racchiuso pure nel nome stesso della Casa, nome prestato da un'antica Dea dalle tormentate vicissitudini, dove le miserie quotidiane possono intrecciarsi e rispecchiarsi in quelle universali, e nell'opposto significato che riveste il sostantivo armonia, il quale dovrebbe portare "buon auspicio" nell'andare oltre la disperazione.