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Associazione Demetra, vicolo Von Mentlen 1, 6500 Bellinzona

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Officinaarte a Magliaso, 6 dicembre 2008

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Intervento al Vernissage “Le 3 scimmie sapienti” a Officinaarte di Magliaso

6 dicembre 2008

Prima di tutto voglio ringraziare a nome del Comitato Demetra Flavia Zanetti per quella profonda umanità che, da quando la conosco, l’ha sempre portata a guardare, ascoltare e agire nel mondo. Il suo modo speciale è anche quello di tenere annualmente uno spazio nella sua galleria, per coniugare l’arte, in tutte le sue espressioni, con le realtà più scomode dell’esistere. Riaffermando con forza la funzione sociale dell’arte, di alimento dello spirito e talvolta scandalosa verità che l’arte nelle sue varie forme ha ancora nella nostra società. Essere quindi sue ospiti e collaborare con lei in questo progetto è per me un momento speciale.
Demetra è un’associazione nata più di 10 anni fa che inizialmente, tra i suoi diversi obiettivi, ha promosso ai suoi esordi la prima struttura di accoglienza dell’infanzia tradita dagli adulti, fornendo competenze e cure specifiche a quell’infanzia e adolescenza violata nella propria più intima identità. Il Cantone da allora, grazie anche a questa prima esperienza pilota e all’opera di associazioni e politici attenti a questa problematica, ha compiuto diverse scelte importanti per intervenire in questo campo, costituendo una struttura di accoglienza cantonale (che ha sostituito il centro Demetra di Rovio), ha definito con più chiarezza le procedure di intervento, mettendo in campo le Unità di intervento regionali che dovrebbero poter monitorare e intervenire con competenza su questo e altre emergenze. Nonostante la maggiore sensibilizzazione e preparazione degli operatori e operatrici e una migliore legislazione in fatto di protezione delle vittime, ancora molto resta da fare affinché si possa agire con maggiore efficacia e tempestività quando il fenomeno si manifesta, e si possa intervenire con azioni di prevenzione. Per questi motivi l’associazione è sempre e tuttora attiva e si impegna, in alleanza con associazioni simili, a promuovere una cultura del rispetto contro l’omertà (vedi serata del 16 dicembre 2008).
Talvolta la realtà di chi è vittima di abusi e violenze sessuali, ma non solo, è talmente dura da farci chiudere gli occhi, tappare le orecchie e toglierci la parola, come ben rappresentato dal titolo dell’esposizione. L’incredulità è il sentimento che accompagna a cui segue la rabbia. L’Unicef, in una nota informativa del 2006, segnala che secondo un primo rapporto presentato dalla Svizzera al Comitato dell’ONU sui Diritti del Fanciullo del 29 maggio 2002, nel nostro paese i bambini che subiscono violenza sono 76 000; 35 000 di quelli picchiati hanno meno di due anni e mezzo, 1700 dei quali sono picchiati con degli oggetti. Inoltre segnala pure come una ragazza su cinque e un giovane su dieci subiscono abusi sessuali prima del compimento del diciottesimo anno.

Sappiamo che la maggioranza di queste violenze (quali 80%) avviene nella cerchia dei conoscenti e familiari, ma pochi di questi fatti riescono a ritrovare nei processi giudiziari una giustizia riparatoria e a comminare agli autori la punizione adeguata.
Il mostro pedofilo è, pur nella paura che sprigiona (pensiamo ai fatti terribili di Dutroux in Belgio), più riconoscibile e condannabile. Proprio perché identificato con un terribile mostro possiamo distinguerlo da noi, allontanarlo dal consesso umano, ritenerlo un “non umano”.
Quando questo avviene in contesti familiari, da persone che ruotano all’interno dell’ambito di conoscenti, e purtroppo sono la maggioranza, le nostre sicurezze si sgretolano, ci sentiamo più propensi all’incredulità.
La famiglia, quel luogo di cura e rassicurazione, quel luogo di calore e accoglienza, in taluni casi si trasforma per alcuni bambini e bambine in una prigione di indicibile violenza. Confrontati con queste realtà più scomode ci sentiamo disarmati e ci ritroviamo a dubitare dell’autenticità delle parole delle vittime... quelle poche volte che queste trovano suoni per dirlo.
Sono consapevole della durezza di queste parole, quasi della loro oscenità (nel senso di apparire sulla scena con crudezza), ma le conseguenze per le vittime si protraggono per anni, la sofferenza diventa la misura di tutte le loro scelte, la sopraffazione o la sottomissione tra le uniche modalità relazionali conosciute. Una violenza che non sia spezzata, diventa eredità di generazione in generazione, come un debito mai estinto che perseguita.
Per questo motivo è importante aprire gli occhi alla realtà scomoda della violenza sull’infanzia, quella dell’abuso, ma anche quella delle botte e dell’indifferenza. Ascoltare il dolore delle vittime di ieri e di oggi, prendere la parola in loro difesa per prevenire quelle di domani. È la missione di Demetra, è ciò che chiediamo anche a voi.

Artisti, scrittori e scrittrici hanno risposto con sapienza e grande sensibilità all´appello e ci interpellano con la profondità, in taluni casi con drammaticità, con le loro opere.

Per l’associazione Demetra
Pepita Vera Conforti – 6 dicembre 2008

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