Per contattarci

Associazione Demetra, vicolo Von Mentlen 1, 6500 Bellinzona

Galleria fotografica

Officinaarte a Magliaso, 6 dicembre 2008

Grazie a TINEXT per lo spazio virtuale messo a disposizione
Archivio

Per chi cerca documenti del vecchio sito (disattivato)

La campagna di sensibilizzazione e informazione per pediatri, avvocati e docenti

Segnalare atti di pedofilia, "un dovere civico"

Articolo apparso su "LaRegione Ticino" del 4 giugno 2008

Di fronte ad atti di pedofilia non si può tacere. Lo sottolinea con forza Maria Grazia Giaco­mini, recentemente nominata alla presidenza di Demetra, un’associazione che dal 1996 opera in ambito di protezione dei minori: « Quando si è a cono­scenza di casi di maltrattamenti o abusi sessuali su bambini non si può stare in silenzio. Noi vo­gliamo rendere coscienti i singoli cittadini sulla responsabilità che hanno di denunciare situazioni critiche. È un dovere civico ».
Fra i servizi che offre Deme­tra c’è quello di aiutare le perso­ne coinvolte direttamente (le vittime stesse) o indirettamente (conoscenti, familiari, allenato­ri, docenti, datori di lavoro) a denunciare situazioni difficili e inaccettabili. Un percorso tutt’altro che facile, ostacolato da dubbi e timori di ripercus­sioni. L’associazione, tramite la consulenza di due psicologhe, aiuta chi segnala gli abusi a ca­pire se i dubbi che nutre sono fondati. Se è il caso, indirizza poi la persona verso le istituzio­ni (polizia, commissioni tutorie e unità di intervento regionale) per la denuncia.

Marzio Broggi, membro del Comitato di Demetra nonché ispettore di scuola speciale, spiega: « Probabilmente molti abusi non vengono segnalati alle autorità perché chi potrebbe farlo non trova il coraggio o non sa come agire » . E informa: « Chi ha dubbi e non vuole rivolgersi subito a polizia e a istituzioni (tenute all’intervento immediato), può rivolgersi a noi: aiutia­mo a capire e a raccogliere ele­menti coinvolgendo altri attori come docenti o allenatori. Se poi è necessario accompagniamo a fare il passo della denuncia ». L’istruttore sportivo, prose­gue Broggi, è una figura molto importante per il minore e la sua crescita. Non a caso – ci ri­corda la psicologa Fausta Pan­zera –, gli operatori dell’asso­ciazione da circa otto anni ten­gono serate di formazione rivol­te a chi segue i corsi Gioventù + Sport. Demetra rende attenti su comportamenti o segnali che i bambini maltrattati possono lanciare ma che spesso sono dif­ficili da interpretare. La forma­zione serve perciò a « portare gli occhiali giusti » per individuare le potenziali vittime ma anche per riconoscere nei colleghi al­lenatori atteggiamenti ambi­gui. Sì perché purtroppo, com­menta Panzera, « un pedofilo cerca sempre di essere a contatto con ragazzi o potenziali vittime. Perciò non è escluso che anche fra istruttori sportivi (così come fra responsabili di altre attività giovanili) vi sia chi si comporta come non dovrebbe ». Broggi ri­badisce tuttavia l’importanza del rapporto, se sano, fra allena­tore e bambino. Il ‘trainer’ in­fatti può osservare il minore da vicino nello spogliatoio e coglie­re così eventuali segni di vio­lenze sul corpo. Inoltre spesso si creano forti legami di fiducia: « A volte le vittime scelgono pro­prio l’istruttore sportivo per rac­contare gli abusi subiti, non i ge­nitori o il maestro ». L’ispettore aggiunge poi che « quasi sempre alla fine delle serate di formazio­ne (a cui in questi anni hanno partecipato migliaia di corsisti G+S), qualcuno ci avvicina per esprimerci dei dubbi su bimbi che allenano o hanno allenato ». Dubbi che in alcuni casi pur­troppo si sono rivelati fondati.

Le psicologhe di Demetra ef­fettuano pure perizie e psico­diagnosi di minori che hanno subito abusi per conto delle au­torità nell’ambito di inchieste o procedimenti penali. Ma solo se « al di sopra delle parti », ovvero se concordate da accusa e dife­sa: per il bambino sottoporsi a più colloqui sarebbe traumati­co. Stando a Panzera « è quasi impossibile che una vittima non dia segnali. Bisogna però saper­li cogliere. Spesso i bimbi prova­no a parlare ma si trovano di fronte a un muro o a incredulità. Così si chiudono e restano nasco­sti finché qualcuno non apre gli occhi ». Giacomini insiste così sull’importanza dell’adulto di « imparare a osservare ». La pre­sidente riflette pure sul fatto che « conoscere e avere le infor­mazioni giuste serve anche ad evitare la ‘caccia alle streghe’: si può anche rischiare di accusare chi non c’entra niente ». Conti­nuare a parlarne dunque, ma nel modo giusto. Per questo De­metra a settembre lancerà una campagna di informazione af­finché anche pediatri, docenti, avvocati, pretori e membri di commissioni tutorie sappiano osservare e capire i minori. « Anche queste categorie – con­clude Broggi – si imbattono in questi problemi e non sanno cosa fare ». Per rivolgersi a Demetra, che garantisce l’anonimato, chiamare o lasciare un messag­gio allo 079 323 56 84.

‘Internet può sollecitare i pedofili latenti ad attivare l’interesse’

La psicologa di Demetra Fausta Panzera ci spiega che pur­troppo la pedofilia c’è sempre stata e ci sarà sempre. « È vero – ri­leva – che c’è stato un aumento della sensibilità per far uscire allo scoperto il fenomeno. Se ne parla di più, ma non è ancora abbastan­za ». A rendere ancora più visibile la pedofilia da alcuni anni ci pensa internet, all’interno del quale il materiale pedopornografi­co dilaga: « Credo che purtroppo la rete possa sollecitare alcuni pe­dofili latenti ad attivare un interesse », spiega Panzera. Stando alla psicologa soggetti che hanno già delle tendenze ambigue, ma cui fino a qualche anno fa non sarebbe venuto in mente di passare ai fatti, oggi, guardando regolarmente certe immagini o filmati, « possono sviluppare un interesse reale che può anche sfociare nel passaggio all’atto ».
Inoltre, spiega la psicologa, se una volta chi aveva queste ten­denze non avrebbe mai avuto il coraggio di esternarlo o di condi­viderlo con altri pedofili, oggi – anche tramite la rete – si tende a costruire vere e proprie associazioni che sostengono l’idea del sesso coi minori come qualcosa di naturale. « L’atteggiamento ti­pico dell’abusante è la negazione. Mettendosi in comune il pedofilo riesce sì ad ammettere che abusa di bambini, tuttavia crede anche che ciò non sia grave. Per fortuna – conclude Panzera – il resto del­la comunità si ribella ».

C.J.